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CONTRATTI DI FIUME PDF Stampa E-mail
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Martedì 10 Febbraio 2015 15:20

LA FORZA DEL CAMBIAMENTO


Massimo Bastiani

I Contratti di Fiume (CdF) sono, strumenti che possono fattivamente contribuire a sperimentare un nuovo sistema di governance per un reale percorso di sviluppo sostenibile, che non può che passare attraverso un approccio integrato tra politiche di sviluppo e tutela ambientale[1].

In anni in cui la gestione dell’emergenza, certamente aggravata dai cambiamenti climatici, sta divenendo una istanza nazionale ed il rischio sempre più “vicino a tutti i livelli della popolazione, le politiche di difesa e di adattamento non possono che essere associate ad una attiva e collettiva strategia di prevenzione.

Vi è infatti la necessità e l’urgenza di un cambiamento reale, che ci consenta di ridurre e progressivamente uscire proprio da quel rischio.

Ma una rinascita potrà avvenire solo se saremo in grado di ricercare nuovi valori collettivi, reagendo a quella sorta di “blackout della ragione”, verificatosi in poco meno di un secolo, all’interno della nostra società.

Non è sufficiente costruire nuovi depuratori efficienti in una città, se le aree residenziali ed i distretti industriali a monte dello stesso fiume continuano a sversare grandi quantità di inquinanti, se l’agricoltura non riduce l’uso di fertilizzanti chimici, se non si da il giusto valore alla continuità degli ecosistemi ed al loro ruolo depurativo naturale.

Non sarà risolutivo nemmeno realizzare imponenti e costose opere strutturali di difesa dalle acque se contemporaneamente non si ferma il consumo di suolo, se non prevale il principio dell’invarianza idraulica nelle aree urbane, se non si restituiscono le funzioni di micro-laminazione idraulica all’agricoltura, se non si opera una manutenzione continuativa della rete idraulica minore, se non si valorizzano i servizi ecosistemici.

E’ ormai chiaro a tutti che il livello di complessità delle questioni in gioco richiede che le problematiche che riguardano i fiumi e più in generale l’acqua siano trattate in termini sistemici attraverso il superamento delle soluzioni parziali che non considerano le interazioni, che non legano la gestione della risorsa idrica, alla difesa del suolo, degli ecosistemi, alla tutela del paesaggio.

L’attenzione si sposta alle trame verdi e blu del territorio, fiumi e spazi aperti, che costituiscono le strutture sulle quali riorganizzare le città, i territori ed i loro servizi.

I contratti di fiume concorrono alla definizione e all’attuazione degli strumenti di pianificazione di distretto a scala di bacino e sotto-bacino idrografico, quali strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali, unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale di tali aree”.

Con queste parole si apre l’art. 43, che introduce i contratti di fiume in Italia, nel Disegno di legge: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali (collegato alla legge di stabilità 2014); approvato il 13 novembre 2014 dalla Camera dei Deputati ed in discussione al Senato. Si tratta di un percorso avviato nel 2010 con il X° Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume che si è svolto a Milano e nel corso del quale è stata redatta e presentata una “Carta Nazionale dei Contratti di Fiume”.

La Carta è stata condivisa nel 2011 dal coordinamento della Commissione Ambiente e Energia della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, con l’impegno a diffonderla e farla adottare da tutte le Regioni italiane.

Una volta raggiunto il riconoscimento a scala nazionale e regionale saranno necessarie regole di riferimento per promuovere un uso corretto di questo strumento e favorire l’attivazione di percorsi premianti nelle programmazioni dei fondi strutturali a scala nazionale e locale.

A questo proposito, nel 2014 il Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume ha costituito 4 gruppi di lavoro di cui uno coordinato dal Ministero Ambiente ed ISPRA che sta concludendo la fase di definizione dei criteri di qualità dei processi di CdF e costituendo un Osservatorio nazionale sui processi attivati.

Quello che ci auguriamo è che questi processi possano divenire la base per un cambiamento dal basso in grado di coinvolgere progressivamente le politiche Regionali ed Distretti idrografici in una nuova visione della gestione delle risorse idriche e più in generale dei bacini fluviali.

In questa logica ogni singolo contratto di fiume assume il duplice ruolo di promotore ed attuatore del cambiamento.

 

Coordinatore del Tavolo Nazionale Contratti di Fiume

 


[1] Massimo Bastiani (a cura di) “Contratti di fiume - Pianificazione strategica e partecipata dei bacini idrografici” Dario Flaccovio Editore, Palermo 2011

Ultimo aggiornamento Martedì 10 Febbraio 2015 15:43
 
UNA PREMESSA PDF Stampa E-mail
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Martedì 04 Novembre 2014 16:24

IL FIUME: una premessa


Franco  Ricci  Lucchi

 

Tra i tanti dei che gli antichi veneravano, alcuni erano fiumi; infatti, come gli dei, i fiumi erano visti come delle potenze. Con la loro acqua dispensavano sia la vita (oggi diremmo beni e servizi, come dissetarsi, lavare, irrigare i campi, far funzionare i mulini) sia pericoli e morte (con le inondazioni, lo stagnare delle acque, il diffondersi di parassiti).

Una volta passata da una vita nomade a una più sedentaria, con lo sviluppo dell’agricoltura, l’umanità si trovò a dipendere sempre più strettamente dall’ “attività” dei fiumi, sia in bene sia in male.

Cercò quindi di conoscerli meglio, di capire come funzionano per poi regolarli, ricavandone il massimo dei vantaggi possibili e il minimo dei danni. Nacque così la prima “scienza dei fiumi”, detta idraulica, e questo aggettivo, idraulico, caratterizzò grandi civiltà come l’egiziana, la cinese, le mesopotamiche e quella dei Maya.

Un esempio per tutti: la regolazione delle piene del Nilo, il più classico e noto dei fiumi sacri, per fertilizzare il suolo.

Ma non solo le grandi masse d’acqua erano riverite, rispettate e temute. Anche l’acqua che scorre in piccoli rivoli era vista come un simbolo di vita; basta leggere il poeta greco Pindaro o visitare un tempio giapponese per rendersene conto.

Ora la scienza moderna sembra avere ridicolizzato queste visioni divinizzate e personalizzate dei corsi d’acqua, considerandole primitive e sostituendole con una osservazione più oggettiva e disincantata della Natura. Rischia però di perdere quello che di buono c’era nel pensiero antico, e cioè il concetto dell’insieme, del legame che unisce e connette le parti con il tutto: il punto di vista che si definisce olistico.

Specializzandosi sempre più e raffinando i suoi strumenti di analisi, la scienza approfondisce la conoscenza delle parti, isolandole dal contesto per scoprire come sono fatte, fin nei minuti dettagli.

Finisce così spesso per perdere di vista l’insieme, l’integrazione e la connessione delle parti, cioè proprio ciò che fa “funzionare” il tutto.

Il modo in cui si interviene sui fiumi ne è un esempio tra i più evidenti: se un tratto ha subìto un danno da un piena, si mette una pezza in quella zona soltanto (si ripara un argine o lo si alza), per poi ritrovarsi prima o poi con altri danni a monte o a valle.

Oppure si tratta il problema sotto l’aspetto esclusivamente idraulico, come se fosse la perdita di un tubo, trascurando l’interazione tra acqua, suolo, organismi, atmosfera e clima.

E ciò avviene nonostante la scienza stessa abbia elaborato da più di mezzo secolo il concetto fondamentale di sistema, che permette una visione più realistica e adeguata dei fenomeni naturali.

Purtroppo, questo concetto non è ancora trasmesso adeguatamente nelle scuole di ogni ordine e grado, per cui non fa parte della cultura comune.

Volendolo esporre nei suoi termini più semplici, diciamo che un sistema è un insieme di oggetti o parti legati tra loro da connessioni e vincoli. Il segreto del suo funzionamento non sta in nessuna delle parti prese a sé, ma nel loro stare insieme, quindi nelle connessioni.

Da qui, il detto “il sistema è qualcosa di più della somma delle sue parti”; per esempio, una rete informatica come Internet non è solo un insieme di siti, ma una specie di “superorganismo” non programmato, che si è autosviluppato con l’intervento di milioni di operatori, senza un piano preordinato né un supervisore.

Agli effetti pratici, un sistema si comporta come un tutto integrato e, se si modifica o altera una parte, ne risente il tutto. La risposta di un sistema a un disturbo, a un’alterazione, può essere di due tipi: o entrano in gioco meccanismi “di riparazione”, che tendono a ripristinare e regolare la situazione perturbata, o viceversa meccanismi che espandono, amplificano gli effetti del disturbo fino a destabilizzare l’insieme, provocando danni e disastri.

Comunque, una risposta, una reazione c’è sempre: e c’è, appunto, a livello di sistema, anche quando sembra colpire una parte soltanto.

E un fiume è un sistema, con i suoi rigagnoli minori, i suoi affluenti, il suo alveo, la sua valle, i suoi versanti, i suoli su cui scorre, le sue fonti di acqua legate al clima, ossia con il suo bacino idrografico.

Come sistema va trattato, come sistema va capito, prima di (o magari anziché) essere utilizzato o “domato” dall’uomo.

Ci dobbiamo mettere in testa che il fiume non segue e non rispetta le leggi umane (ma poi, dovrebbe?), ma le leggi della Natura, che noi non abbiamo fatto e non possiamo modificare: possiamo solo studiarle e scoprirle.

E finché non abbiamo studiato e scoperto abbastanza, dovremmo mettere da parte quella ridicola arroganza che ci fa considerare i padroni della Natura, ovvero di quel “supersistema” che esiste da più di cinque miliardi di anni, mentre noi siamo qui da meno di 200.000 anni (e con la tecnologia avanzata, da 200 o giù di lì).

Non è necessario divinizzare di nuovo la Natura, ma almeno recuperare un po’ di quel “sacro rispetto” che, come del resto l’arte e la bellezza, ci dovrebbe ispirare.

O almeno, se si è meno sensibili e più pratici, applicare quel “principio di cautela” che qualche mente illuminata ha proposto ma viene poco seguito.

Franco Ricci Lucchi

Imola,  ottobre 2014

Ultimo aggiornamento Martedì 10 Febbraio 2015 15:40
 
Siit - Alla scoperta della biodiversità PDF Stampa E-mail
Mercoledì 25 Settembre 2013 16:45

Siit - Alla scoperta della biodiversità

Ultimo aggiornamento Martedì 12 Novembre 2013 18:10
 
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