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MANIFESTO DEL LAMONE PDF Stampa E-mail
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Lunedì 16 Ottobre 2017 09:12

Il Testo concordato tra le Amministrazioni Comunali di

MARRADI  BRISIGHELLA  FAENZA

 

RUSSI  BAGNACAVALLO RAVENNA

 

MANIFESTO PROPEDEUTICO

TERRE DEL LAMONE

Il percorso più diretto che collega Ravenna e Firenze, nel tratto Romagnolo, costeggia il Fiume LAMONE.

Il Fiume è punteggiato da piccoli agglomerati urbani, e le comunità che si raccolgono attorno ai fiumi costituiscono un patrimonio inestimabile, ciascuna con le proprie abitudini, i propri ritmi, le proprie attività.

I fiumi uniscono e vivificano il territorio, poichè nei fiumi scorre l’acqua e nei loro alvei fluiscono anche la storia, la cultura, l’identità delle comunità residenti.

E fluisce in alcuni casi anche la vita, la formazione culturale e l’identità di grandi personaggi. Le terre attraversate dal fiume Lamone, inaftti, sono anche le Terre di Dante, ovvero luoghi che il Sommo Poeta ha visitato nel suo cammino da esule e che oggi possono aiutare a ricostruire la sua storia ed immaginare quanto di ciò che egli ha visto con i propri occhi possa aver ispirato la stesura delle sue immortali opere letterarie.

E' imponente il patrimonio storico disseminato nel territorio: dal Teatro degli Animosi di Marradi, al Collegio S.Giuseppe di Fognano; dalle Rocche di Brisighella e Modigliana, alle Botteghe Ceramiche di Faenza; dalla Piazza Nuova, le pievi e i conventi di Bagnacavallo, a Palazzo San Giacomo di Russi; fino agli innumerevoli monumenti di Ravenna, senza escludere i musei ed i centri di educazione ambientale.

Le attrattive naturalistiche ed ambientali rappresentano una caratteristica rilevante del territorio del Lamone, il cui impluvio comprende anche parte di tre parchi naturali: Foreste Casentinesi, Vena del Gesso Romagnola e Delta del Po, con luoghi unici come le zone umide a nord di Ravenna.

Tradizioni come il Mosaico a Ravenna, l'Intreccio delle Erbe Palustri a Villanova di Bagnacavallo, la Ceramica a Faenza, la Tela Stampata a Ruggine, il Merletto a Brisighella, e la produzione e lavorazione della Canapa di Russi simboleggiano la Storia, la Cultura, le Identità delle Terre del Lamone.

Culla di cultura, di stili di vita, di qualità, il percorso è costellato da eccellenze gastronomiche quali il Tortello di Patate di Casaglia, i Marroni di Marradi, l’Olio di Brisighella, il Bartolaccio di Tredozio, il Mandorlato al Cioccolato di Modigliana, il Bursôn antico vitigno di Bagnacavallo, il Bèl e Còt e i cappelletti e la piada impareggiabile di queste Terre.

Tutto ciò offre opportunità per la fruizione Culturale, Turistica, Gastronomica, Educativa, Ricreativa e Sportiva di tutto il territorio attraversato dal Lamone.

Tali elementi possono rivelarsi "giacimenti" e risorse economiche produttrici di ricchezza e benessere, qualora integrate e promosse all’interno di un contesto paesaggistico riqualificato.

Ciò è ancora più vero oggi, con l’approvazione da parte della Regione Emilia-Romagna della nuova legge sul turismo, che identifica le “destinazioni turistiche di area vasta” come cornice nella quale sviluppare progetti e iniziative in cui valorizzare i territori e i relativi entroterra. Entroterra da sempre considerati elementi secondari e che, invece, se adeguatamente collegati fra di loro anche dal punto di vista della promozione turistica, possono rappresentare il valore aggiunto che può aiutare ad attrarre turisti con interessi diversificati e da tutti i Paesi del Mondo. Le potenzialità sono enormi anche per lo sviluppo del turismo esperienziale, definito come ciò che il turista vive partecipando a momenti di vita quotidiana della destinazione che visita, andando a scavare nelle tradizioni, negli usi e nei costumi, per godere di un’esperienza autentica, unica e personale, sulla base di ciò che caratterizza in via esclusiva quel luogo.

Ma ciò non accade spontaneamente: ha bisogno di essere progettato e curato dall'uomo, che da sempre lotta con la natura per aumentare il proprio benessere, spesso con scarsa consapevolezza di ove esso si possa trovare: non nella crescita indistinta, ma nello sviluppo sostenibile.

Le criticità e il degrado ambientale si declinano come inquinamento, pericolo idraulico, perdita di biodiversità, compromissione del paesaggio, riduzione degli spazi di fruizione pubblica.

Dai fiumi, tuttavia, può scaturire un processo di rigenerazione ambientale, di riqualificazione economica, di inclusione sociale, di riscatto identitario.

Occorre dare più respiro, più spazio ai corsi d’acqua, stringendo un patto, una nuova alleanza fra comunità, cittadini, associazioni, enti locali, enti di governo del territorio e l’ambiente stesso.

Un patto che, tra le diverse possibilità, può assumere la forma del Contratto di Fiume: un accordo che porta le comunità attive, beneficiate dalla presenza del fiume, ad impegnarsi ad un dialogo nuovo, a creare e condividere opportunità ed esperienze, permette di adottare un sistema di regole basate su criteri di pubblica utilità, per mezzo del quale tutta la comunità si prende cura del fiume e del territorio.

È un patto che non disdegna l’attivazione di nuove forme di governance, di pianificazione, di una vasta partecipazione locale al processo decisionale con il coinvolgimento del maggior numero di soggetti possibile per il raggiungimento degli scopi proposti: dagli enti di gestione del territorio alle associazioni di categoria professionali, dalle associazioni culturali e ambientaliste al singolo cittadino, tutti possono concorrere al processo decisionale di governance territoriale.

Il Contratto di Fiume può veicolare la diffusione delle buone pratiche di sostenibilità e lo strumento di risoluzione dei conflitti fra proprietari terrieri, agricoltori, enti locali, ambientalisti, eco turisti, pescatori, cacciatori e tutti gli altri portatori di interesse.

Abbiamo bisogno di tutelare meglio il nostro territorio: di prevenire il pericolo idraulico, di irrobustire la rete ecologica, di conservare il patrimonio di biodiversità, di innescare meccanismi mirati anche ad elevare l'offerta economica e turistica locale.

Prendiamoci cura del nostro territorio, partendo dai fiumi e costruendo, attorno ad essi, comunità intelligenti e sostenibili.

Il Fiume Lamone, inserito in un contesto ambientale di pregevole impatto paesaggistico, accessibile, con importanti garanzie di sicurezza, può offrire, alle Comunità ed alle Famiglie che vivono lungo il suo corso, opportunità ulteriori di fruizione, ricchezza e benessere.

Gli insediamenti rurali rivieraschi, possono assumere il ruolo di nodi economici nella rete di opportunità turistico – gastronomico – ecologica a seconda della loro vocazione: agriturismi, produttori tradizionali, produttori specializzati (bio e non), ecc.

Gli itinerari/percorsi, pedonali, ciclabili, ippici, collocati nella fascia fluviale o più complessivamente nella zona di graduale transizione tra aree urbane e corso d’acqua, costituiscono una forma di rivitalizzazione delle sponde al pari di presidio per il mantenimento ed il controllo dell’integrità delle stesse. La navigabilità di tratti di fiume con kajak o canoe può diventare l'occasione per conoscere il territorio guardandolo da un'altra prospettiva.

TENUTO CONTO CHE

in occasione del IX TAVOLO NAZIONALE DEI CONTRATTI DI FIUME, tenutosi a Venezia il 19/11/2014, gli aderenti al percorso partecipato Lamone Bene Comune, promosso dal Comune di Bagnacavallo e dalla Provincia di Ravenna, hanno chiesto, nella loro proposta di Manifesto delle Terre del Lamone, alle Istituzioni Metropolitane, Provinciali, Comunali di farsi promotori di un Patto condiviso che porti il Lamone, nella visione unitaria del Contratto di Fiume, ad essere inteso come un contesto territoriale abitato da un'unica Comunità, desiderosa di valorizzare un mosaico di eccellenze nel quadro unitario delle TERRE DEL LAMONE, auspicando il coinvolgimento della Comunità stessa nella sua più ampia accezione nella costruzione di un orizzonte in cui il fiume si collochi come paradigma di sicurezza e benessere, meritevole di essere vissuto e curato.

CONSIDERATO CHE

Il Contratto di Fiume è un accordo che impegna le comunità attive beneficiate dalla presenza del fiume ad impegnarsi in un dialogo nuovo, a creare e condividere opportunità ed esperienze, permette di adottare un sistema di regole basate su criteri di pubblica utilità quale strumento di programmazione negoziata che si integra con un complesso di azioni mirate ad elevare l’offerta economica e turistica del territorio. In particolare, promuove l’attivazione di nuove forme di governance e partecipazione, di pianificazione, una vasta partecipazione locale al processo decisionale, il coinvolgimento del maggior numero di soggetti per il raggiungimento degli scopi proposti.

TUTTO CIO' PREMESSO

Con questo Manifesto, inteso come il primo passo per la costituzione di un Contratto di Fiume, si intende adottare un processo per conseguire obiettivi strategici quali:

  • aumento della manutenzione in un’ottica di aumento della sicurezza fluviale, ricercando anche accordi o convenzioni con privati o forme associative del volontariato;

  • miglioramento della qualità ambientale e dello stato ecologico dei corpi idrici e degli eco-sistemi connessi;

  • miglioramento dell’uso e della gestione integrata della risorsa idrica, attraverso linee strategiche che aumentino la sicurezza, la fruibilità delle acque e delle aree periacquatiche, l’inversione dei processi di degrado e l’aumento della capacità di resilienza del territorio, secondo processi di “adattamento” al cambiamento climatico, diminuzione del rischio alluvioni, carenza idrica e siccità;

  • tutela della biodiversità, irrobustimento della rete ecologica, difesa del paesaggio;

  • maggiore integrazione fra le politiche di settore (politiche dell'ambiente, dell’agricoltura, del turismo, dell’energia, dei trasporti, ecc) e le politiche dei singoli enti, anche nel coordinamento con gli strumenti di pianificazione e programmazione esistente (programmazione europea 2014-2020) e futura;

  • evoluzione del processo basata sulla partecipazione e sul coinvolgimento delle comunità, a partire dalla costruzione dei contenuti, in un’ottica di sensibilizzazione formazione e responsabilizzazione.

SI CONVIENE CHE

  • l’acqua e i fiumi sono beni comuni che devono essere gestiti con un modello di governance, che prevede il coinvolgimento di soggetti istituzionali, comunità e cittadini, di tutti coloro che usano l’acqua e vivono il territorio;

  • è necessario superare la frammentazione di competenze e di risorse esistenti per dare concretezza a politiche di rigenerazione ambientale e socio-economica e per favorire la coerenza e l’integrazione delle strategie di sviluppo, il confronto e il coordinamento con la pianificazione, con le diverse politiche e con la programmazione strategica e finanziaria;

  • per migliorare lo stato di qualità ambientale dei corpi idrici, è necessario intervenire coinvolgendo una molteplicità di strategie, in coerenza con i rispettivi piani di settore, con le realtà produttive, associative e della società civile, senza il cui coinvolgimento non è possibile attuare una reale gestione integrata delle acque.

SI PROPONGONO ALCUNE LINEE DI AZIONE

1) Il tema principale, ma non esclusivo, da affrontare per poter vivere e valorizzare il fiume è innanzitutto quello della gestione e messa in sicurezza dello stesso.

Per questo motivo i sottoscrittori si faranno prima di tutto promotori della costituzione di un tavolo di lavoro che riunisca tutti gli enti coinvolti nella manutenzione e gestione del fiume (Regione Emilia-Romagna, Autorità di Distretto idrografico del Fiume Po, Agenzia di Protezione Civile, Consorzi di Bonifica, Parchi, ecc.) per individuare nuove modalità di manutenzione del fiume, cercando di superare la frammentazione di competenze che contraddistingue questa materia.

2) Il nodo per la fruizione del fiume sono le reti di trasporto concepite come un sistema integrato di mobilità dolce: una linea ferroviaria rinnovata e riqualificata, una ciclabilità e pedonalità sicura degli argini favorita dalla manutenzione costante, una navigabilità del fiume per kajak e piccole imbarcazioni, ecc.

E lungo le reti è fondamentale che i fruitori trovino punti di informazione e di ristoro, che li guidino lungo il percorso di scoperta.

Vanno pertanto comprese nel futuro Contratto di Fiume azioni di qualificazione o riqualificazione:

Dei percorsi ciclabili, pedonali, ippici:

  • Messaggistica e cartellonistica omogenea e ben leggibile.

  • Percorsi collaudati, segnalati, mappati con e senza guida a partire da ogni stazione di fermata del treno.

Della ferrovia:

  • Mobilità in un’ottica di servizio complessivo Ravenna – Faenza - Terre del Lamone - Mugello - Firenze.

  • Disponibilità di trasporto bici

  • Servizi per i diversamente abili

  • Servizi di accoglienza presso ogni stazione con possibilità per il turista di disporre un’offerta omogenea per ogni fermata

  • Possibilità di noleggio di bici ed eventualmente di poterla consegnare presso altra stazione successiva/precedente



Dell'accoglienza:

L’ospitalità e l’accoglienza costituiscono altro elemento qualificante del Contratto: si punta ad un’offerta ricettiva complessiva con proposte diverse ma integrate fra due diverse Regioni. La gastronomia e la produzione alimentare tradizionale o specializzata, sono un capitolo importante dell’azione complessiva che deve tendere a:

  • Offerta di opportunità gastronomiche, ricettive, della tradizione e dell’artigianato

  • Integrazione fra offerta ambientale dei parchi, culturale dei musei, ecc. del territorio, anche attraverso la realizzazione di strumenti informativi dedicati di supporto per veicolare le informazioni

 

Gli aderenti al Manifesto, propedeutico al Contratto di Fiume, Terre del Lamone s’impegnano a favorire la realizzazione di questo orizzonte comune, coordinandosi anche nella fase di presentazione di candidature a progetti europei o finanziamenti ordinari e straordinari per realizzare azioni comuni lungo l’asta fluviale approfondendo di volta in volta uno o più aspetti fra quelli sopra elencati.

Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Ottobre 2017 09:35
 
Comunicato stampa e lettera menzione speciale PDF Stampa E-mail
Scritto da Erbe Palustri   
Giovedì 30 Giugno 2016 14:18
Agli enti pubblici, alle associazioni e alle aziende aderenti al progetto
"Lamone Bene Comune"
 Con piacere vi informiamo che il percorso partecipativo "Lamone Bene Comune", 
coordinato dall'Associazione Culturale Civiltà delle Erbe Palustri presso l'Ecomuseo
di Villanova di Bagnacavallo, è stato selezionato fra i primi dieci più significativi e
meritori che hanno partecipato all'indagine ICOM Italia relativa ai progetti che
perseguono la tematica "Musei e Paesaggi Culturali" promossa nel 2015.
All'indagine hanno partecipato 200 musei, e il progetto "Lamone Bene Comune" ha
ricevuto una menzione speciale come "eccellente pratica nella relazione fra museo e
paesaggio culturale"
.
Ringraziamo quanti in questi anni hanno creduto e si sono prodigati per dare vita al 
progetto, dedicando tempo ed energie a questo percorso di partecipazione che è
cresciuto nel tempo con proposte e iniziative di grande valore. Siamo certi che questo
riconoscimento aggiungerà uno stimolo per il futuro, per proseguire nella comune volontà
di tutelare e valorizzare le Terre del Lamone ricche di risorse ambientali e culturali.
Vi informiamo inoltre che rappresentanti dell'Associazione e del Comune saranno 
presenti il 6 luglio a Milano alla conferenza generale Icom per presentare il progetto
"Lamone Bene Comune".
Cordiali saluti
l'Associazione culturale Civiltà delle Erbe Palustri
l'Amministrazione Comunale di Bagnacavallo

 

 

Comunicato stampa

24.6.2016

Il progetto Lamone Bene Comune, coordinato dall'associazione culturale Civiltà delle Erbe Palustri assieme al Comune di Bagnacavallo, è stato selezionato come uno dei dieci progetti più significativi fra i duecento che hanno partecipato all'indagine sul rapporto fra musei e paesaggi culturali promossa nel 2015 dalla sezione italiana di Icom (International Council of Museums).

 

Lamone Bene Comune, che ha il suo fulcro presso l'Ecomuseo delle Erbe Palustri di Villanova di Bagnacavallo, ha ottenuto la qualifica di “eccellente pratica nella relazione fra museo e paesaggio culturale” e ricevuto inoltre una menzione speciale. Nella selezione, Icom ha tenuto in considerazione molti criteri, e in particolare il ruolo del museo nella tutela, studio ed educazione sul paesaggio circostante e il coinvolgimento attivo delle comunità delle Terre del Lamone nelle attività del museo stesso, oltre alla capacità di definire politiche territoriali. Il progetto Lamone Bene Comune supera infatti i confini amministrativi e recupera la dimensione naturale e culturale del fiume Lamone, dalla sorgente alla foce.

Rappresentanti dell'associazione e del Comune saranno presenti mercoledì 6 luglio a Milano per presentare il progetto durante la Conferenza Generale Icom, appuntamento internazionale in programma nel capoluogo lombardo dal 3 al 9 luglio.

 

Il progetto – nato nel 2005 grazie a un finanziamento europeo per il recupero della sommità arginale del fiume Lamone con la realizzazione di un percorso ciclopedonale che coinvolge i Comuni di Bagnacavallo, Ravenna e Russi – è cresciuto negli anni arrivando ora a coinvolgere altri Comuni ed enti, associazioni naturalistiche, di promozione sociale e culturale, strutture ricettive, aziende e centri di educazione ambientale. Tutti accomunati dalla volontà di valorizzare il fiume e i territori circostanti dal punto di vista ambientale e turistico, fornendo un'occasione di incontro nei tavoli di negoziazione. Il percorso è stato possibile anche grazie a contributi regionali ottenuti attraverso bandi per l'educazione alla sostenibilità e per progetti di partecipazione.

Molti sono i risultati raggiunti in questi anni, dalla pubblicazione annuale della guida Lòng e' fion (Lungo il fiume) alla definizione del marchio territoriale Terre del Lamone, dalla realizzazione del Quaderno della vita di fiume alla programmazione di iniziative di promozione territoriale come la Pedalêda cun la magnêda longa e i Lòm a Mêrz, da progetti didattici alla stesura del Manifesto delle Terre del Lamone e della Mappa delle Tipicità.

 

«Siamo orgogliosi di questo importante riconoscimento che conferisce ulteriore prestigio all'Ecomuseo delle Erbe Palustri – commenta il sindaco Eleonora Proni – e grati all'associazione culturale Civiltà delle Erbe Palustri per tutto il lavoro svolto con competenza, passione e tenacia come capofila del progetto Lamone Bene Comune. Questa menzione premia l'impegno quotidiano profuso per coniugare la storia e la memoria del territorio con la valorizzazione dell'ambiente e del paesaggio, dei prodotti tipici e delle tradizioni locali, in una prospettiva di promozione turistica e al tempo stesso pensando al benessere delle persone in senso più ampio, come possibilità e capacità di vivere in armonia con l'ambiente.»

 

(260-16)

Ultimo aggiornamento Giovedì 30 Giugno 2016 14:34
 
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Scritto da Administrator   
Giovedì 05 Marzo 2015 09:46

 
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Giovedì 05 Marzo 2015 09:37

 
CONTRATTI DI FIUME PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 10 Febbraio 2015 15:20

LA FORZA DEL CAMBIAMENTO


Massimo Bastiani

I Contratti di Fiume (CdF) sono, strumenti che possono fattivamente contribuire a sperimentare un nuovo sistema di governance per un reale percorso di sviluppo sostenibile, che non può che passare attraverso un approccio integrato tra politiche di sviluppo e tutela ambientale[1].

In anni in cui la gestione dell’emergenza, certamente aggravata dai cambiamenti climatici, sta divenendo una istanza nazionale ed il rischio sempre più “vicino a tutti i livelli della popolazione, le politiche di difesa e di adattamento non possono che essere associate ad una attiva e collettiva strategia di prevenzione.

Vi è infatti la necessità e l’urgenza di un cambiamento reale, che ci consenta di ridurre e progressivamente uscire proprio da quel rischio.

Ma una rinascita potrà avvenire solo se saremo in grado di ricercare nuovi valori collettivi, reagendo a quella sorta di “blackout della ragione”, verificatosi in poco meno di un secolo, all’interno della nostra società.

Non è sufficiente costruire nuovi depuratori efficienti in una città, se le aree residenziali ed i distretti industriali a monte dello stesso fiume continuano a sversare grandi quantità di inquinanti, se l’agricoltura non riduce l’uso di fertilizzanti chimici, se non si da il giusto valore alla continuità degli ecosistemi ed al loro ruolo depurativo naturale.

Non sarà risolutivo nemmeno realizzare imponenti e costose opere strutturali di difesa dalle acque se contemporaneamente non si ferma il consumo di suolo, se non prevale il principio dell’invarianza idraulica nelle aree urbane, se non si restituiscono le funzioni di micro-laminazione idraulica all’agricoltura, se non si opera una manutenzione continuativa della rete idraulica minore, se non si valorizzano i servizi ecosistemici.

E’ ormai chiaro a tutti che il livello di complessità delle questioni in gioco richiede che le problematiche che riguardano i fiumi e più in generale l’acqua siano trattate in termini sistemici attraverso il superamento delle soluzioni parziali che non considerano le interazioni, che non legano la gestione della risorsa idrica, alla difesa del suolo, degli ecosistemi, alla tutela del paesaggio.

L’attenzione si sposta alle trame verdi e blu del territorio, fiumi e spazi aperti, che costituiscono le strutture sulle quali riorganizzare le città, i territori ed i loro servizi.

I contratti di fiume concorrono alla definizione e all’attuazione degli strumenti di pianificazione di distretto a scala di bacino e sotto-bacino idrografico, quali strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali, unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale di tali aree”.

Con queste parole si apre l’art. 43, che introduce i contratti di fiume in Italia, nel Disegno di legge: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali (collegato alla legge di stabilità 2014); approvato il 13 novembre 2014 dalla Camera dei Deputati ed in discussione al Senato. Si tratta di un percorso avviato nel 2010 con il X° Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume che si è svolto a Milano e nel corso del quale è stata redatta e presentata una “Carta Nazionale dei Contratti di Fiume”.

La Carta è stata condivisa nel 2011 dal coordinamento della Commissione Ambiente e Energia della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, con l’impegno a diffonderla e farla adottare da tutte le Regioni italiane.

Una volta raggiunto il riconoscimento a scala nazionale e regionale saranno necessarie regole di riferimento per promuovere un uso corretto di questo strumento e favorire l’attivazione di percorsi premianti nelle programmazioni dei fondi strutturali a scala nazionale e locale.

A questo proposito, nel 2014 il Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume ha costituito 4 gruppi di lavoro di cui uno coordinato dal Ministero Ambiente ed ISPRA che sta concludendo la fase di definizione dei criteri di qualità dei processi di CdF e costituendo un Osservatorio nazionale sui processi attivati.

Quello che ci auguriamo è che questi processi possano divenire la base per un cambiamento dal basso in grado di coinvolgere progressivamente le politiche Regionali ed Distretti idrografici in una nuova visione della gestione delle risorse idriche e più in generale dei bacini fluviali.

In questa logica ogni singolo contratto di fiume assume il duplice ruolo di promotore ed attuatore del cambiamento.

 

Coordinatore del Tavolo Nazionale Contratti di Fiume

 


[1] Massimo Bastiani (a cura di) “Contratti di fiume - Pianificazione strategica e partecipata dei bacini idrografici” Dario Flaccovio Editore, Palermo 2011

Ultimo aggiornamento Martedì 10 Febbraio 2015 15:43
 
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