CONTRATTI DI FIUME PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   

LA FORZA DEL CAMBIAMENTO


Massimo Bastiani

I Contratti di Fiume (CdF) sono, strumenti che possono fattivamente contribuire a sperimentare un nuovo sistema di governance per un reale percorso di sviluppo sostenibile, che non può che passare attraverso un approccio integrato tra politiche di sviluppo e tutela ambientale[1].

In anni in cui la gestione dell’emergenza, certamente aggravata dai cambiamenti climatici, sta divenendo una istanza nazionale ed il rischio sempre più “vicino a tutti i livelli della popolazione, le politiche di difesa e di adattamento non possono che essere associate ad una attiva e collettiva strategia di prevenzione.

Vi è infatti la necessità e l’urgenza di un cambiamento reale, che ci consenta di ridurre e progressivamente uscire proprio da quel rischio.

Ma una rinascita potrà avvenire solo se saremo in grado di ricercare nuovi valori collettivi, reagendo a quella sorta di “blackout della ragione”, verificatosi in poco meno di un secolo, all’interno della nostra società.

Non è sufficiente costruire nuovi depuratori efficienti in una città, se le aree residenziali ed i distretti industriali a monte dello stesso fiume continuano a sversare grandi quantità di inquinanti, se l’agricoltura non riduce l’uso di fertilizzanti chimici, se non si da il giusto valore alla continuità degli ecosistemi ed al loro ruolo depurativo naturale.

Non sarà risolutivo nemmeno realizzare imponenti e costose opere strutturali di difesa dalle acque se contemporaneamente non si ferma il consumo di suolo, se non prevale il principio dell’invarianza idraulica nelle aree urbane, se non si restituiscono le funzioni di micro-laminazione idraulica all’agricoltura, se non si opera una manutenzione continuativa della rete idraulica minore, se non si valorizzano i servizi ecosistemici.

E’ ormai chiaro a tutti che il livello di complessità delle questioni in gioco richiede che le problematiche che riguardano i fiumi e più in generale l’acqua siano trattate in termini sistemici attraverso il superamento delle soluzioni parziali che non considerano le interazioni, che non legano la gestione della risorsa idrica, alla difesa del suolo, degli ecosistemi, alla tutela del paesaggio.

L’attenzione si sposta alle trame verdi e blu del territorio, fiumi e spazi aperti, che costituiscono le strutture sulle quali riorganizzare le città, i territori ed i loro servizi.

I contratti di fiume concorrono alla definizione e all’attuazione degli strumenti di pianificazione di distretto a scala di bacino e sotto-bacino idrografico, quali strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali, unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale di tali aree”.

Con queste parole si apre l’art. 43, che introduce i contratti di fiume in Italia, nel Disegno di legge: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali (collegato alla legge di stabilità 2014); approvato il 13 novembre 2014 dalla Camera dei Deputati ed in discussione al Senato. Si tratta di un percorso avviato nel 2010 con il X° Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume che si è svolto a Milano e nel corso del quale è stata redatta e presentata una “Carta Nazionale dei Contratti di Fiume”.

La Carta è stata condivisa nel 2011 dal coordinamento della Commissione Ambiente e Energia della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, con l’impegno a diffonderla e farla adottare da tutte le Regioni italiane.

Una volta raggiunto il riconoscimento a scala nazionale e regionale saranno necessarie regole di riferimento per promuovere un uso corretto di questo strumento e favorire l’attivazione di percorsi premianti nelle programmazioni dei fondi strutturali a scala nazionale e locale.

A questo proposito, nel 2014 il Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume ha costituito 4 gruppi di lavoro di cui uno coordinato dal Ministero Ambiente ed ISPRA che sta concludendo la fase di definizione dei criteri di qualità dei processi di CdF e costituendo un Osservatorio nazionale sui processi attivati.

Quello che ci auguriamo è che questi processi possano divenire la base per un cambiamento dal basso in grado di coinvolgere progressivamente le politiche Regionali ed Distretti idrografici in una nuova visione della gestione delle risorse idriche e più in generale dei bacini fluviali.

In questa logica ogni singolo contratto di fiume assume il duplice ruolo di promotore ed attuatore del cambiamento.

 

Coordinatore del Tavolo Nazionale Contratti di Fiume

 


[1] Massimo Bastiani (a cura di) “Contratti di fiume - Pianificazione strategica e partecipata dei bacini idrografici” Dario Flaccovio Editore, Palermo 2011